Sicurezza non vuol dire paura

16 FEB 20
Ultimo aggiornamento: 00:06 | 17 FEB 20
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Ho seguito questa vicenda in prima persona perché la collaborazione europea è il cardine delle nostre politiche sull’immigrazione. Molti giornali hanno sostenuto che l’accordo non avesse prodotto alcun risultato, ma in realtà la situazione è migliorata essenzialmente in due modi.
CC: Come?
LL: Innanzitutto, abbiamo riscontrato grande vicinanza da parte degli altri paesi europei. Ora è la Commissione europea, e non più l’Italia, a richiedere la ridistribuzione dei richiedenti asilo sbarcati in Italia e lo fa prima dell’arrivo della nave in porto. Per capirci: quando i migranti arrivano, sappiamo già dove verranno ricollocati. Il paese di primo sbarco, l’Italia, si fa carico dei controlli di sicurezza e sanitari sui migranti, che vengono successivamente ricollocati negli altri stati membri nel giro di un mese e mezzo. Molti giovani migranti prendono l’aereo per Parigi o per la Germania. Questo indica un’accelerazione delle procedure, che prima duravano alcuni mesi. In altre parole, se non fosse chiaro: è stato riconosciuto il fatto che entrare in Italia significa entrare in Europa. In questo modo, il Regolamento di Dublino è stato superato nei fatti pur non essendoci stata una modifica formale. Con il trasferimento, i migranti vengono iscritti nel sistema Eurodac dal paese ricevente. Ad esempio, quando arrivano in Germania sono completamente a carico delle autorità tedesche, come se quello fosse il paese di primo sbarco. Anche la Romania ha aderito a questo sistema di recente al vertice di Zagabria. Tutto questo è rilevante perché significa che il paese ricevente è chiamato a decidere se i migranti hanno il diritto di restare e a provvedere al rimpatrio se non ne sussistono le condizioni.
CC: Proviamo a quantificare, ministro.
LL: Dal primo gennaio del 2019 fino alla mia entrata in carica, lo scorso 5 settembre, ci sono stati 85 trasferimenti. Dal 5 settembre a oggi la cifra è salita a 470 e questo indica il successo della nostra strategia. In totale, dal 1° gennaio 2019, 555 sono stati i richiedenti asilo trasferiti in Europa: 470, cioè l’85 per cento, sono partiti dopo l’accordo di Malta. Nel 2019 la media mensile è passata da 11 (nei primo otto mesi dell’anno) a 98 nei quattro mesi successivi al vertice de La Valletta.
CC: I rimpatri sono un altro tema importante. Ci può dare qualche numero per capire che cosa è cambiato da un governo all’altro?
LL: In questo caso la difficoltà consiste nello sviluppare gli accordi con i paesi di origine. Nel 2019 i rimpatri forzati sono aumentati: passando da 6.820 nel 2018 (con una media giornaliera pari 18,6) a 7.054 nel 2019 (con una media giornaliera di 19,3). Nei primi otto mesi del 2019 (fino al 4 settembre) i rimpatri forzati sono stati 4.647 (con una media di 18,8 al giorno); negli ultimi quattro mesi dell’anno sono stati 2.407 (con una media di 20,3). Nel 2020 i rimpatri, al 9 febbraio, sono stati 660.
CC: Che cosa è cambiato, politicamente parlando, per quanto riguarda i rimpatri?
LL: Gli accordi che funzionano meglio sono con Nigeria, Tunisia ed Egitto. Abbiamo dato un’ulteriore spinta tenendo conto che ci sono migliaia di stranieri attualmente detenuti in carcere. Ho lavorato con il ministro della Giustizia per rimpatriare questi soggetti: nel 2019 sono stati 890 gli stranieri espulsi in seguito a un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Nel 2018 erano stati 831, nel 2017 799. Non voglio però cadere nella logica del mio predecessore. Credo sia sbagliato assumere che i successi di un’amministrazione siano merito del ministro di turno. Gli uffici del Viminale lavorano bene a prescindere, e anche miei predecessori hanno dato un impulso per aumentare il numero di rimpatri.
CC: Proviamo a fare un quadro ancora più completo mettendo sul tavolo tutti i numeri più importanti, anche quelli meno noti, relativi al tentativo dell’Italia di governare l’immigrazione.
LL: Dal 2015 a oggi, nell’ambito del programma di reinsediamento sono stati trasferiti in Italia 2.510 rifugiati da Giordania, Libano, Libia, Siria, Sudan, Turchia. Il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, inoltre, lo scorso 19 settembre ha comunicato formalmente alla Commissione europea un impegno aggiuntivo in materia di resettlement per il 2020 pari a 700 rifugiati, di cui 70 dal Niger, 130 dalla Libia, 250 dalla Giordania, 250 dal Libano.
CC: E quanti sono oggi i corridoi umanitari attivi?
LL: A oggi ci sono quattro protocolli di intesa firmati. Il primo, che risale al 2015, è stato sottoscritto tra il ministero degli Affari esteri, il ministero dell’Interno, la comunità di Sant’Egidio, la federazione delle Chiese evangeliche e la Tavola Valdese e ha riguardato un totale di 1.000 persone, prevalentemente di nazionalità siriana, trasferite in Italia dal Libano nel biennio 2016-2017. Questo protocollo è stato rinnovato nel novembre del 2017, per un ulteriore contingente di 1.000 persone, da traferire nel biennio 2018-2019. In tale ambito, 886 richiedenti asilo sono stati già trasferiti in Italia dal Libano. Le organizzazioni proponenti hanno chiesto una proroga fino a marzo 2020, al fine di poter completare l’impegno. Un ulteriore protocollo è quello sottoscritto con la Conferenza episcopale italiana e la comunità di Sant’Egidio, sottoscritto nel 2017 e conclusosi nel 2019, grazie al quale sono arrivati 496 richiedenti asilo principalmente dall’Etiopia. Quest’ultimo protocollo è stato rinnovato il 3 maggio 2019 e troverà attuazione in Etiopia, Niger e Giordania, per una durata di 24 mesi e un numero massimo di 600 beneficiari, di cui 122 sono già arrivati dall’Etiopia. Infine, dal dicembre 2017 a oggi sono state organizzate otto operazioni di evacuazione umanitaria che hanno consentito il trasferimento di 808 richiedenti asilo dalla Libia e 105 dal Niger.
CC: Possiamo forse dire che si è verificato il seguente cambiamento rispetto al precedente governo. La strategia della chiusura, fino a qualche mese fa, prevedeva la possibilità che i migranti non arrivassero più. L’operazione Sophia è così rimasta senza navi, i porti sono stati idealmente chiusi e l’Italia si è disinteressata della Libia, dell’Europa e si è addirittura disinteressata di partecipare ai vertici più importanti. E’ giusto dire che l’attuale governo invece sta tentando di governare l’immigrazione senza chiudere i confini e utilizzando l’Europa come valore aggiunto e non come punto di debolezza? E se sì, come si fa a far funzionare questo valore aggiunto?
LL: L’azione dell’Europa è indispensabile per cercare di dare una efficace risposta al fenomeno migratorio che è strutturale e non può quindi essere affrontato con interventi emergenziali, tantomeno da singoli paesi. Stiamo cercando di allargare il gruppo di governi che hanno condiviso lo spirito di Malta. In questa direzione un grande sforzo lo stanno compiendo la Germania e la Francia ma anche altri paesi: la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda. Lunedì scorso ero in visita in Germania, fra pochi giorni sarò a Madrid e a breve tornerò a Berlino.
CC: Finora, ministro, ha spiegato che il Regolamento di Dublino sta cambiando nei fatti, e questo è già un buon punto. Ma quali sono a suo avviso gli obiettivi più importanti che ancora devono essere realizzati a livello comunitario?
LL: Mi auguro che ci sia una maggiore partecipazione degli stati membri all’accordo di Malta. Tuttavia una strategia integrata e condivisa da tutti i partner europei in tema di immigrazione non può prescindere da una comune azione politica e diplomatica nei confronti dei paesi terzi. In particolare, sarebbe auspicabile una gestione comune degli accordi di rimpatrio perché così facendo molti paesi del nord e dell’est Europa si sentirebbero rassicurati al momento di manifestare agli stati in prima linea sulle rotte migratorie la loro disponibilità ad accogliere i migranti.
CC: Negli ultimi anni c’è stata grande confusione riguardo al numero degli immigrati irregolari presenti in Italia. Può aiutarci a fare chiarezza?
LL: I migranti irregolari in Italia sono stati stimati in 600 mila, successivamente questa cifra è stata ridotta a 90 mila. Tuttavia, sarebbe davvero difficile quantificarli con precisione. Il loro numero è sicuramente maggiore di 90 mila, ma credo che comunque non sia utile fare stime grossolane.